Pensieri…

In questi mesi, tra oggetti semplici e stati di cose complessi, non ho avuto né il tempo né la voglia di scrivere. Non ho avuto tempo perché la tesi (combinata con le lezioni della specialistica) mi ha impegnato tutto il giorno, oltre che prosciugato le idee. Nella ore libere ho preferito uscire, dimenticare. Anche la possibilità di fare fondamenti delle scienze a Firenze è sfumata…che dire, pazienza, vuol dire che continuerò a coccolarmi i miei straordinari colleghi, almeno fin quando resteranno qua.

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Per quanto riguarda il femminismo nella cultura…ho trovato un bell’articolo della Hack che vi linko. Inoltre, è da tempo che volevo scrivere qualcosa su Lisa Randall. È una donna giovanissima e molto carina, ha poco più di 40 anni ed è già direttrice del dipartimento di fisica di Harvard (!), una delle università più maschiliste al mondo. Cmq, per chi non l’avesse ancora vista (e ne vale davvero la pena) riporto sotto un suo video. Per i fondamenti della teoria delle brane da lei sviluppata rinvio al prossimo post.

Inoltre vi sono dei servizi interessanti di Monica Lanfranco, su Arcoiris (cerca: Appunti dal femminismo).

Pubblicato in: on Dicembre 22, 2007 at 4:00 pm Commenti (2)

“Ella ha detto, tieni i tuoi tesori

Io, io valgo molto di più

Le tue sbarre sono sbarre anche se d’oro

Io voglio gli stessi tuoi diritti

E rispetto per ogni giorno

Io, io non voglio che amore”

Vittorio Merlo canta in italiano la canzone cantata in francese dall’algerino Khaled. A farlo innamorare di questo pezzo, molto bello anche dal punto di vista musicale, oltre che per il contenuto etico, è la determinazione di questa donna, Aicha, a non far sopprimere la sua libertà, ritenuta da lei (ma dovrebbe essere così per tutte e tutti) la cosa più alta e preziosa di cui può essere dotato un essere umano. L’amore è libertà, e Aicha rifiuta nettamente tutto ciò che si traveste di amore, mentre inceve non è altro che una gabbia, in cui le donne sono state subdolamente rinchiuse per più di 25 secoli. L’amore non è una sorta di possesso che si esercità sull’amato, concezione predominante oggi anche nell’Italia del 2007, e , cosa più grave, presso i più giovani. In un breve filmato su arcoiris venivano forniti dati spaventosi: l’80% delle donne italiane ha subito almeno una volta nella vita violenze da parte del partner. Veniva riferita la testimonianza di una ragazzina di 16 anni, ma non era la sola né la più giovane ad avere avuto queste brutte esperienze. Non tanto tempo fa, né in un paese da noi ritenuto ‘incivile’: nella ‘civilissima’ Italia, nel 2007. C’è un problema sociale, e tutti hanno paura di riconoscerlo. Nella vicina Spagna si è preso coscienza del problema e sono state adottate alcune misure che, con il passare del tempo potranno migliorare un paradigma sociale ostinato e ottuso.

Pubblicato in: on Settembre 13, 2007 at 11:47 am Lascia un Commento

Il Pci ai giovani- Pasolini

È triste. La polemica contro

il Pci andava fatta nella prima metà

del decennio passato. Siete in ritardo, figli.

E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati…

Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi

quelli delle televisioni)

vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio

dell’Università) il culo. Io no, amici.

Avete facce di papà.

Buona razza non mente.

Avete lo stesso occhio cattivo.

Siete paurosi, incerti, disperati

(benissimo!) ma sapete anche come essere

prepotenti, ricattatori e sicuri:

prerogative piccolo-borghesi, amici.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte

coi poliziotti,

io simpatizzavo coi poliziotti!

Perché i poliziotti sono figli di poveri.

Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.

Quanto a me, conosco assai bene

il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,

le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,

a causa della miseria, che non dà autorità.

La madre incalita come un facchino, o tenera,

per qualche malattia, come un uccellino;

i tanti fratelli; la casupola

tra gli orti con la salvia rossa (in terreni

altrui,lottizzati); i bassi

sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi

caseggiati popolari ecc. ecc.

E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,

con quella stoffa ruvida che puzza di rancio

fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,

è lo stato psicologico cui sono ridotti

(per una quarantina di mille lire al mese):

senza più sorriso,

senza più amicizia col mondo,

separati,

esclusi (in una esclusione che non ha uguali);

umiliati dalla perdita della qualità di uomini

per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).

Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.

Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.

Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!

I ragazzi poliziotti

che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione

risorgimentale)

di figli di papà, avete bastonato,

appartengono all’altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento

di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte

della ragione) eravate i ricchi,

mentre i poliziotti (che erano dalla parte

del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,

la vostra! In questi casi,

ai poliziotti si danno i fiori, amici.

Leggete e guardate Pasolini ragà, è straordinario!

 
Pubblicato in: on Agosto 22, 2007 at 4:19 pm Lascia un Commento

Uomini e donne: diversi per natura o sostanzialmente simili?

Piccole riflessioni sul maschilismo (giugno 2005)

Dando un rapido sguardo alla società italiana alle soglie del terzo millennio, è triste notare come la  sostanziale uguaglianza tra uomini e donne tanto predicata nelle lotte femministe sorte negli anni ’60 negli Stati Uniti, non si sia ancora realizzata a distanza di quasi mezzo secolo. Basta guardarsi attorno per notare facilmente che il ruolo della donna viene concepito prevalentemente all’interno della famiglia e della casa, di cui essa è la principale, se non unica, responsabile. Questa mentalità è tanto generalizzata quanto bigotta, dal momento che una diversità biologica non implica necessariamente una differenza sociale.

A gennaio il Comitato delle Nazioni Unite ha rimproverato all’Italia di “non aver fatto abbastanza” per quanto riguarda il campo delle pari opportunità. Nel nostro Paese infatti, secondo le ultime statistiche, gli uomini non collaborano a sufficienza nei lavori domestici, così la donna si trova a dovere svolgere un secondo lavoro non appena ritorna a casa. Di conseguenza essa ha spesso impieghi part-time e guadagna fino al 35% in meno degli uomini. Inoltre, dal momento che solo l’1% dei padri italiani usufruisce del congedo di paternità, una donna su cinque abbandona il lavoro dopo il primo figlio. Per finire, la rappresentanza femminile è nettamente inferiore anche in campo politico e giuridico, per esempio le parlamentari sono solo il 10%.

In molte delle tante discussioni su questo argomento, è evidente lo stereotipo dei ragionamenti (poco dimostrativi) che la gente sostiene in coerenza, e quasi fosse una giustificazione, con la relegazione delle donne nell’ambito domestico: “è giusto così, la donna è più predisposta dell’uomo per un certo tipo di lavori”. Analizziamo questa asserzione. Chi afferma ciò in genere si riferisce (altrimenti la divisione dei ruoli non avrebbe senso, in quanto sarebbe ingiustificata) a presunte abilità innate possedute dagli individui e diversificate in base al sesso di ognuno. Un tempo si credeva che le aree cerebrali fossero attivate in misura differente: l’emisfero destro, specializzato nello spazio e nelle abilità logico-deduttive, utilizzato più dagli uomini, e quello sinistro, dedito al linguaggio, dalle donne. Studi recenti, però, tra cui ricordiamo quelli della neurobiologa parigina Catherine Vidal e dello psicologo David DeSteno, dimostrano che ciò non è affatto vero e che la distinzione tra attività “maschili” e “femminili”, frutto di una mentalità provinciale dilagante, sia dovuta più a fattori culturali che a reali differenze nelle abilità di uomini e donne. Non sto sottovalutando la componente naturale che ci ha donato personaggi geniali come Monet, Chopin, Garcia Marquez e altri. Sto semplicemente dicendo che non vi sono abilità né tanto meno interessi, come spesso si sostiene, prettamente femminili o maschili per natura. Questi sono senza dubbio questione di convenzione, di adattamento della mente alla società, di una cultura che è arrivato il momento di cambiare.

L’essere umano ha una serie di credenze e di regole che facilitano certe forme di aspettative e lo dispongono a certi tipi di comportamento. E questo insieme su cui si basano le nostre esperienze ci è fornito dalla società in cui viviamo. È ovvio che, se i giocattoli pubblicizzati dai mass-media per le bambine sono bambole, lavatrici-giocattolo, mini ferri da stiro e così via, crescendo viene difficile liberarsi da questa concezione della donna a meno che non sia dato l’input per farlo. Ecco dunque dimostrato come non si tratti di metafisiche capacità innate della donna, ma che la società plasma le menti dei bambini per assegnare loro ruoli determinati. E il dato sarebbe falsato anche se venisse fuori che esiste una differenza biologica in campioni adulti di ragazzi e ragazze, in quanto questa differenza fisica potrebbe essere il frutto di un influsso culturale che va a modificare nell’infanzia determinati tratti fisici, in questo caso determinati neuroni: niente di strano, infatti, che pensando sempre alla famiglia, o abituandosi a “occupazioni femminili” la parte del cervello meno utilizzata si atrofizzi, e questo perchè poco utilizzata, non per una differenza di genere.

Un esempio che fa pensare come, in una società diversa, ogni presunta differenza biologica viene meno, è la Norvegia, e in genere i Paesi nordici, in cui la tendenza è circa al 50%, sia che in politica che nelle scienze.

Del resto provate a pensare per un attimo a tutte le attività che non vi aspettate siano svolte da una donna. Pur volendo considerare alcuni casi particolari, azioni che, per esempio, richiedono una forza fisica che in genere una donna non ha, anche se le è sempre possibile in linea di principio mettersi in condizione di avere, non vi sono argomentazioni che giustifichino il maschilismo imperversante in Italia, non vi è nulla all’interno dei fili elettrici che fa pensare che debbano essere collegati da un ragazzo piuttosto che da una ragazza.

Tale rabbia viene amplificata all’ennesima potenza se si pensa a tutti i millenni nel corso della storia in cui le donne sono state schiave degli uomini. Attenzione: non sto proponendo una schiavitù al contrario, semplicemente sogno una società in cui vi sia uguaglianza sostanziale tra individui di sesso opposto, in quanto tutti esseri umani razionali.

 

Legge d’uguaglianza, Zapatero

Pubblicato in: on Agosto 20, 2007 at 10:58 am Commenti (1)

Un monumento del pensiero umano

Così Albert Einstein definì il lavoro più importante di Emmy: il cosiddetto teorema di Noether. Il teorema di Noether dice, nell’ambito della meccanica classica (cioè non quantistica), che ad ogni simmetria di un dato sistema corrisponde una quantità che si conserva.
Dal punto di vista strettamente logico tutti i teoremi veri sono equivalenti. Ma in realtà esistono verità e verità: il teorema di Noether mette in luce una verità tanto profonda da sconvolgere il nostro punto di vista sulla realtà. Cercherò di spiegare perchè.
Già da qualche secolo in fisica si conoscevano varie quantità che si conservano, come l’energia o il momento lineare (cioè la quantità di moto); d’altronde, l’idea di quantità che si conservano si adatta molto bene alla mente umana: anche se spesso non ce ne accorgiamo, continuamente pensiamo in termini di conservazione: quando vediamo correre un cane psicologicamente percepiamo qualcosa in divenire (il movimento del cane) ma percepiamo quel qualcosa (il cane) che in ogni caso permane, si conserva. Proprio per questo motivo fin dalla nascita della fisica galileana (e a dire il vero anche prima) la teoria è stata costruita sulla base di principi di conservazione.
Questi principi, però, o venivano considerati come postulati indimostrabili forniti dall’esperienza o li si riusciva a dimostrare sulla base di altri postulati (che non erano necessariamente evidenti a prescindere dall’esperienza). Il teorema della Noether segna una rivoluzione: i principi di conservazione della fisica nascono dalle proprietà di simmetria dei sistemi analizzati. Così, ad esempio, se il mio sistema è invariante per traslazioni temporali, cioè se non esiste un origine privilegiata del tempo, esiste una corrispondente quantità che si conserva: quella che chiamiamo energia. O ancora, se il mio sistema è invariante per traslazioni spaziali esiste una corrispondente quantità che si conserva: il momento lineare.
Così la giustificazione di questi principi di conservazione (e in ultima analisi dell’intera meccanica classica) poggia su principi di tipo squisitamente geometrico: il fatto che lo spazio e il tempo siano omogenei (ed è naturale pensare che lo siano) mi permette di dimostrare la conservazione dell’energia e del momento lineare. In realtà il gioco non finisce qui: esistono altre quantità che si conservano a causa di proprietà di simmetria, la più importante delle quali è il momento angolare (che indica la “girosità” di un sistema), legata alla simmetria per rotazioni dello spazio (non esistono direzioni privilegiate).
Si capirà bene che col teorema di Noether la meccanica classica diviene una teoria “compiuta”, che trova il suo fondamento nelle proprietà più intime dello spazio e del tempo: le proprietà di simmetria. La cosa più sconvolgente, però, è la relazione che il teorema di Noether ha con la meccanica quantistica: mentre in meccanica classica questo teorema è difficile da dimostrare, nell’ambito della meccanica quantistica esso sorge spontaneamente dalla struttura stessa della teoria.
Qualche decennio dopo il lavoro di Noether, la meccanica quantistica è stata formulata (più o meno volontariamente) in maniera da basarsi completamente sull’equivalente quantistico del teorema di Noether. Per capirci: mentre in meccanica classica la definizione di posizione, energia, momento lineare e momento angolare sono abbastanza semplici ed intuitive, in meccanica quantistica non è così, in quanto queste grandezze non sono legate direttamente al nostro modo di esperire il mondo. Per definire queste quantità ci si appella all’equivalente quantistico del teorema di Noether: chiamo così energia quella quantità che si conserva a causa dell’omogeneità del tempo, chiamo momento lineare quella quantità che si conserva a causa dell’omogeneità dello spazio, e così via.
Effettivamente, si può dire che la fisica teorica dal Novecento è fondamentalmente uno studio delle simmetrie, e l’atto iniziale di questa straordinaria avventura è stato proprio il teorema di una giovane donna tedesca che si ostinava a fare matematica e fisica nonostante il mondo ottusamente riteneva che queste non fossero cose da donna…

                                                        Daniele

P.S. Chissà quante conoscenze abbiamo perso in questi tremila anni di storia per avere escluso dalla matematica, dalla fisica e dalla filosofia l’altra metà del cielo…

 

Pubblicato in: on Luglio 30, 2007 at 3:31 pm Commenti (1)

Omaggio a Emmy Noether

Questo blog è un omaggio a Emmy Noether, grande matematica di inizio secolo. Nata nel 1882, apportò grandi contributi alla scienza del tempo, un tempo in cui era molto difficile, per una donna, scardinare i pregiudizi sociali, l’ignoranza dilagante e ottenere una formazione universitaria paragonabile a quella di un uomo, in ogni campo. Grande amica di Einstein, il fisico della relatività, che nutriva profonda stima nei suoi confronti, la ricordava così: «Nei giorni scorsi [1935], è morta a 53 anni una grande matematica, la professoressa Emmy Noether, già appartenete all’Università di Gottingen, e negli ultimi due anni attiva al Bryn Mawr College. Nel giudizio dei più competenti matematici viventi, la signora Noether era il genio creativo più notevole emerso da quando è stata resa possibile l’educazione superiore per le donne. Nel campo dell’algebra, a cui hanno intensamente lavorato per secoli i più dotati matematici, ella ha scoperto metodi che si sono rivelati di enorme importanza per la crescita dell’attuale giovane generazione di matematici [...]».
In ogni caso non fu così facile, per la signora Noether , ottenere il riconoscimento dei colleghi, così come ancora oggi, per avere le stesse opportunità dei colleghi maschi, una donna deve essere 2,6 volte più capace. “Solo nel 1922 riuscì a diventare professore straordinario non ufficiale, dopo aver a lungo insegnato senza riconoscimento formale, né paga, corsi che venivano presentati sotto il nome di Hilbert, il quale l’aveva chiamata a lavorare a Gottingen sulla matematica della relatività”  (Lolli, 2000).

Emmy Noether svolse un ruolo decisivo nell’avvicinare le scienze al mondo femminile, nel confutare il pregiudizio secondo cui una donna non può produrre lavori scientifici originali. Questa donna è la prova di “quello che si è perduto con l’esclusione dalla matematica dell’altra metà del cielo” (Lolli 2000). Oggi le statistiche rivelano una tendenza positiva e in crescita di scienziate. Lungi dall’avere risolto tutti i problemi di discriminazione, ci avviamo verso il secolo della parità, e questo anche grazie al lavoro svolto dalla signora Noether e dalle altre scienziate.

Pubblicato in: on at 1:25 pm Commenti (1)